Chi arriva in zona vesuviana pensa quasi sempre a due nomi, Pompei ed Ercolano. Eppure il riconoscimento UNESCO del 1997 riguarda tre luoghi insieme: le aree archeologiche di Pompei, di Ercolano e di Torre Annunziata. Quest'ultima è l'antica Oplontis, e il suo cuore è una grande villa romana che la tradizione lega al nome di Poppea Sabina, seconda moglie dell'imperatore Nerone. È un sito raccolto, spesso tranquillo, che regala qualcosa di diverso rispetto alle città sepolte: non strade e botteghe, ma la vita di una residenza di lusso affacciata sul mare.
Una villa sepolta dal Vesuvio
Oplontis era un insediamento suburbano legato a Pompei, con ville di villeggiatura, impianti produttivi e terme lungo la costa. Il nome compare in un antico itinerario romano, la Tabula Peutingeriana, ed è da lì che deriva la denominazione moderna del sito. Come le vicine città, anche la villa fu danneggiata dal terremoto del 62 d.C. e poi sepolta dall'eruzione del 79 d.C., che la sigillò sotto metri di materiale vulcanico.
Le prime tracce emersero già in età moderna, ma gli scavi sistematici iniziarono nella seconda metà del Novecento, a partire dal 1964. Dieci anni dopo, nel 1974, a breve distanza venne individuato un secondo complesso, attribuito a un certo Lucius Crassius Tertius, di carattere più commerciale e produttivo. La villa principale, chiamata anche Villa A, è quella che oggi si visita: il collegamento con Poppea si basa su indizi e resta un'ipotesi degli studiosi, ma il nome si è ormai radicato.
Affreschi, giardini e una grande piscina
Il motivo per cui Oplontis colpisce chi la visita sono le pitture. Le pareti conservano decorazioni considerate tra gli esempi più raffinati del cosiddetto secondo stile pompeiano: architetture dipinte in prospettiva, colonne, porte socchiuse, maschere teatrali, nature morte con frutta e vasi. In diverse sale l'effetto è quello di un inganno ottico che allarga gli spazi, pensato per stupire gli ospiti del padrone di casa.
La villa si sviluppa attorno ad atri, portici e cortili, con ambienti di rappresentanza, stanze da letto, settori di servizio e un impianto termale. Verso est si apre una grande piscina, affiancata da giardini che gli archeologi hanno studiato anche attraverso le tracce lasciate dalle radici: oggi alcune aiuole sono state ripiantate per restituire l'idea del verde antico. Nei giardini dipinti sulle pareti ricorrono uccelli, fontane e piante, a testimonianza di quanto il rapporto con la natura fosse centrale nell'otium romano.
Rispetto a Pompei, l'area è compatta e si percorre con calma. Questo permette di soffermarsi sui dettagli, guardare gli affreschi da vicino, leggere i pannelli e immaginare la villa nella sua posizione originaria, quando la linea di costa era molto più vicina di oggi. La villa si trova ora in una sorta di grande conca circondata dagli edifici della città moderna, un contrasto che rende evidente lo spessore dei depositi lasciati dal vulcano.
Come arrivarci da Ercolano
Oplontis è gestita dal Parco Archeologico di Pompei e si raggiunge facilmente con la Circumvesuviana. La fermata da cercare è Torre Annunziata-Oplonti, sulla linea Napoli-Sorrento, la stessa che serve Ercolano Scavi: si sale da una parte e si scende dall'altra senza cambi. Dalla stazione la villa dista pochi minuti a piedi, seguendo le indicazioni per gli scavi. Chi soggiorna da Domus Aurea Herculanum ha la stazione di Ercolano Scavi a circa cinque minuti a piedi, quindi la giornata può cominciare senza bisogno dell'auto.
Proprio per la sua posizione, a metà strada tra Ercolano e Pompei, Oplontis si presta bene a essere abbinata a una delle due visite principali. Una formula comoda è dedicare la mattina alla villa, quando la luce entra nei portici e l'area è più tranquilla, e proseguire poi verso Pompei con la stessa linea. In alternativa, la si può visitare in un pomeriggio, dopo una mattina agli Scavi di Ercolano.
Perché vale una mezza giornata
Oplontis aiuta a capire un aspetto del mondo romano vesuviano che nelle città si coglie meno: la villa come luogo di riposo, di rappresentanza e di piacere, costruita per godere del paesaggio. Le pitture sono in condizioni notevoli e la dimensione raccolta del sito permette di osservarle con attenzione, senza la fretta che a volte accompagna le visite più affollate.
È anche un modo per completare il quadro dei siti UNESCO della zona: dopo aver camminato tra le case di Ercolano, dove si sono conservati legni e piani superiori, e dopo le grandi strade di Pompei, la villa di Torre Annunziata mostra il volto privato e lussuoso della stessa epoca. Tre luoghi diversi, uniti dallo stesso vulcano e dalla stessa linea ferroviaria, raggiungibili tutti da una base a Ercolano.
Portate con voi scarpe comode, acqua nelle giornate calde e, se vi interessa la pittura antica, un po' di tempo in più del previsto: davanti alle pareti affrescate di Oplontis è facile fermarsi più a lungo di quanto si pensasse.
Da Ercolano a Oplontis con la Circumvesuviana
Dal nostro B&B la stazione di Ercolano Scavi è a cinque minuti a piedi: una base comoda per scoprire Oplontis, Pompei ed Ercolano senza auto.