I due Corridori in bronzo dalla Villa dei Papiri esposti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con busti bronzei sullo sfondo
Corridori in bronzo dalla Villa dei Papiri, MANN — foto: Yair Haklai · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Appena fuori dalle mura dell'antica Ercolano, su un terrazzo affacciato sul mare, sorgeva una delle residenze più ricche del mondo romano. Oggi la chiamiamo Villa dei Papiri, per la scoperta che la rese famosa: l'unica biblioteca dell'antichità classica giunta fino a noi, sepolta dall'eruzione del 79 d.C. e trasformata dal calore in centinaia di rotoli carbonizzati. È una storia che comincia con un pozzo scavato nel Settecento e arriva fino ai laboratori di intelligenza artificiale dei giorni nostri.

Una scoperta del Settecento

La villa fu individuata nel 1750, quando lo scavo di un pozzo intercettò un pavimento a mosaico. Erano gli anni in cui i Borbone, sovrani di Napoli, avevano avviato l'esplorazione di Ercolano, e la villa venne indagata con il metodo allora in uso: una rete di cunicoli sotterranei scavati nella roccia vulcanica che la ricopriva. A dirigere i lavori fu per diversi anni l'ingegnere svizzero Karl Weber, che ebbe il merito di disegnare una pianta accurata dell'edificio, annotando dove venivano trovati gli oggetti. Quella pianta è ancora oggi la base per comprendere la struttura della villa, con il lungo peristilio, i giardini e le sale affacciate sul golfo.

Il proprietario non è noto con certezza. La tradizione la collega a Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Giulio Cesare, legato al filosofo epicureo Filodemo di Gadara: un'ipotesi plausibile e molto citata, ma non dimostrata da un'iscrizione.

I bronzi oggi al Museo Archeologico di Napoli

Dai cunicoli di Weber emerse un complesso di sculture in bronzo e in marmo che non ha eguali per un singolo edificio antico. Busti di filosofi, poeti e uomini politici, statue di divinità e di atleti decoravano giardini e ambienti, secondo un programma che riflette i gusti e la cultura del proprietario. Oggi questi capolavori sono conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il MANN, dove si possono ammirare tra gli altri i due giovani in bronzo noti come i Corridori, colti nell'attimo dello scatto, l'Ermes in riposo, il Fauno ebbro e il Satiro dormiente, oltre a una lunga serie di ritratti. Per chi soggiorna a Ercolano la visita al museo è il complemento naturale degli Scavi: in Circumvesuviana si arriva a Napoli in tempi brevi, e da lì il museo si raggiunge con la metropolitana.

Una biblioteca carbonizzata

A partire dal 1752 gli scavatori cominciarono a trovare oggetti cilindrici scuri, simili a pezzi di carbone. Solo dopo qualche tempo si capì che erano rotoli di papiro, carbonizzati dalle correnti piroclastiche ma ancora integri nella forma. Se ne recuperarono più di mille, tra rotoli interi e frammenti. Aprirli si rivelò un'impresa: i tentativi meccanici distruggevano spesso il materiale, finché il padre Antonio Piaggio mise a punto una macchina capace di svolgerli lentamente, millimetro dopo millimetro, al prezzo di anni di lavoro per un singolo rotolo.

Il contenuto si rivelò in gran parte di natura filosofica: testi greci di scuola epicurea, molti dei quali opera proprio di Filodemo di Gadara, il filosofo che visse in Italia nel I secolo a.C. e frequentò l'ambiente di Pisone. Accanto a questi sono stati identificati testi latini e opere di altri autori, tra cui parti dell'opera Sulla natura di Epicuro. Gran parte dei papiri è conservata oggi a Napoli, presso l'Officina dei Papiri Ercolanesi della Biblioteca Nazionale.

Dalla Getty Villa al Vesuvius Challenge

Il fascino della villa ha attraversato l'oceano. Il collezionista americano J. Paul Getty decise di costruire a Malibu, in California, un museo che ne riproducesse l'architettura sulla base della pianta di Weber: la Getty Villa, aperta negli anni Settanta del Novecento, è ancora oggi una delle sedi del Getty Museum dedicata all'arte antica.

La novità più sorprendente degli ultimi anni riguarda però i rotoli rimasti chiusi, troppo fragili per essere svolti. Il progetto Vesuvius Challenge, nato nel 2023 dal lavoro del ricercatore Brent Seales dell'Università del Kentucky, ha messo a disposizione di tutti le scansioni tridimensionali ai raggi X di alcuni papiri, con premi in denaro per chi riuscisse a leggerli. Combinando la tomografia con algoritmi di intelligenza artificiale capaci di distinguere l'inchiostro dal papiro carbonizzato, nel 2023 è stata letta la prima parola, porphyras, cioè porpora, e all'inizio del 2024 un gruppo di giovani ricercatori ha ricostruito diverse colonne di testo di un rotolo mai aperto, una riflessione sul piacere attribuita all'ambiente di Filodemo. Le ricerche sono proseguite negli anni successivi, permettendo di leggere titoli e autori di altri rotoli: un lavoro che coinvolge informatici e papirologi e che potrebbe restituire opere antiche finora sconosciute.

Consiglio pratico: l'area della Villa dei Papiri è stata riportata alla luce solo in parte e non rientra nel normale percorso di visita degli Scavi. Per vederne i tesori pianificate una mattina al MANN, controllando prima sul sito del museo orari, sale aperte ed eventuali mostre, e informatevi presso il Parco Archeologico di Ercolano su possibili aperture straordinarie dell'area della villa.

Dal B&B Domus Aurea Herculanum gli Scavi si raggiungono in cinque minuti a piedi: un buon punto di partenza per seguire questa storia dal luogo in cui è nata fino alle sale del museo di Napoli.

Seguite la storia della villa dagli Scavi al museo

Dal B&B gli Scavi di Ercolano sono a cinque minuti a piedi e Napoli è vicina in Circumvesuviana: una base comoda per scoprire la Villa dei Papiri.