Strada lastricata tra i vigneti di Boscoreale, con i pali delle viti a destra e il cono del Vesuvio sullo sfondo sotto un cielo azzurro
Vigneti del Lacryma Christi a Boscoreale — foto: Carlo Mirante · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

Dal balcone di una camera con vista sulle montagne, a Ercolano, il Vesuvio sembra soprattutto un monumento della natura, il vulcano che nel 79 dopo Cristo seppellì le città romane. Ma basta percorrere le strade che salgono verso il Parco Nazionale per scoprire un altro volto della montagna: quello agricolo, fatto di vigne, orti e frutteti che da secoli prosperano sulle sue pendici. La cucina vesuviana nasce qui, da una terra generosa e particolare.

La terra del vulcano

I suoli del Vesuvio sono il risultato di millenni di eruzioni: sabbie, lapilli e ceneri che si sono depositati strato dopo strato, formando terreni scuri, sciolti e ricchi di minerali. L'acqua piovana scorre via rapidamente, le radici scendono in profondità e le piante crescono in condizioni che concentrano profumi e sapori. A questo si aggiungono il sole del Sud e la vicinanza del mare, che mitiga le temperature e porta brezze costanti.

Proprio la natura sabbiosa di questi suoli ha reso il territorio poco ospitale per la fillossera, il parassita che alla fine dell'Ottocento devastò i vigneti europei: per questo sul Vesuvio è ancora possibile incontrare viti coltivate a piede franco, cioè senza innesto su radici americane. È un dettaglio che appassiona gli intenditori e racconta quanto questa agricoltura sia legata alla storia geologica del luogo.

Lacryma Christi del Vesuvio

Il vino più noto della zona porta un nome che è già una storia. Secondo una leggenda popolare, Cristo, riconoscendo nel golfo un lembo di paradiso, avrebbe pianto, e dalle sue lacrime cadute sulla montagna sarebbero nate le viti. Al di là del racconto, il Lacryma Christi del Vesuvio è oggi una tipologia della denominazione di origine controllata Vesuvio DOC e si produce nei comuni attorno al vulcano.

Esiste in versione bianca, rosata e rossa, oltre che spumante e liquorosa. Il bianco nasce principalmente dalla Coda di Volpe, che qui viene chiamata Caprettone, e dalla Verdeca, a cui possono aggiungersi Falanghina e Greco. Il rosso e il rosato si basano soprattutto sul Piedirosso, localmente detto Palummina, e sullo Sciascinoso, con un possibile saldo di Aglianico. Sono vini che di solito si descrivono come sapidi e minerali, compagni naturali della cucina di mare e dei piatti della tradizione campana.

Consiglio pratico: molte aziende vitivinicole vesuviane propongono visite e degustazioni, ma quasi sempre su prenotazione e con giorni e orari che cambiano secondo la stagione. Informatevi e prenotate con anticipo, e organizzate gli spostamenti in modo da non dover guidare dopo l'assaggio.

Il pomodorino del piennolo

Passeggiando nei paesi vesuviani, capita di vedere grappoli di piccoli pomodori rossi appesi sotto i balconi o negli ambienti freschi delle case. È il pomodorino del piennolo del Vesuvio, tutelato come Denominazione di Origine Protetta dal 2009. Il nome viene da piennolo, il grande grappolo che si ottiene legando insieme i rametti con uno spago e appendendolo in un luogo asciutto e arieggiato. Grazie alla buccia spessa e alla polpa compatta, questi pomodorini si conservano così per mesi, tanto da arrivare sulle tavole in pieno inverno.

Il disciplinare riconosce alcuni ecotipi tradizionali, conosciuti con nomi popolari come Fiaschella, Lampadina, Patanara, Principe Borghese e Re Umberto. Il sapore è intenso, dolce e leggermente acidulo, e con il passare delle settimane si fa sempre più concentrato. In cucina il piennolo è protagonista di sughi rapidi, di primi con il pesce e, naturalmente, di molte pizze.

L'albicocca vesuviana

All'inizio dell'estate le pendici del vulcano si riempiono del profumo delle albicocche. L'albicocca vesuviana non è una sola varietà, ma un insieme di oltre quaranta biotipi locali, selezionati nel tempo dagli agricoltori e conosciuti con nomi curiosi tramandati di famiglia in famiglia. I frutti sono generalmente piccoli o medi, molto profumati, con polpa dolce e succosa.

Si mangiano freschi nella stagione della raccolta, tra la fine della primavera e l'estate, ma diventano anche confetture, frutta sciroppata e ingredienti di dolci della tradizione. Se visitate la zona in quel periodo, cercatele nei mercati rionali: è uno dei modi più semplici per assaggiare il territorio.

Assaggiare il Vesuvio da Ercolano

Ercolano è un buon punto di partenza per esplorare questi sapori. Il mercato di Pugliano, vicino al Domus Aurea Herculanum, e i mercati dei paesi vicini sono occasioni per osservare frutta e verdura di stagione e scambiare due parole con chi la vende. Il Vesuvio dista circa dieci chilometri, circa mezz'ora in auto o con i bus turistici che partono dalla stazione di Ercolano Scavi, e la salita verso il cratere può diventare l'occasione per scoprire anche il paesaggio agricolo delle sue pendici, con i filari che si alternano alle pinete e alle colate di lava ormai coperte dalla vegetazione.

Tornati in camera, con il vulcano sullo sfondo e magari un bicchiere di vino locale, vi accorgerete che il Vesuvio non è soltanto la montagna che domina il golfo, ma anche la terra che nutre la sua cucina.

Dormire ai piedi del Vesuvio, tra vigne e sapori

Dal B&B il Vesuvio è a circa mezz'ora in auto o con i bus turistici da Ercolano Scavi, e una delle camere guarda proprio verso la montagna. Contattateci su WhatsApp per le vostre date.